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Questa mattina la cronaca di tutti mass-media riporta la notizia di una tragedia avvenuta ieri, 23 aprile 2010, a Gela (Caltanissetta): “[...] non voleva suicidarsi, voleva proprio uccidere i suoi bambini e far cessare quello strazio al quale non sapeva far fronte da sola. Vanessa Lo Porto, la giovane donna che ha annegato stamattina i suoi bambini di due e nove anni nel mare di Gela, aveva da poco scoperto che anche il piccolo, Pio Andrea, era autistico. La stessa malattia della quale soffriva anche il primogenito, Rosario. Vanessa, disoccupata e rimasta sola dopo la separazione dal marito, l’operaio 42enne Marco D’Augusta, è andata in depressione e ieri mattina ha portato con se i bambini fino alla spiaggia di Manfria, sei chilometri fuori dall’abitato di Gela, e li ha annegati. Polizia, carabinieri e guardia di finanza, fino ad ora, hanno recuperato solo il corpo di Rosario.” (LA REPUBBLICA).
Tanta la rabbia, e forte al tempo stesso la sensazione di impotenza con cui vengono apprese queste notizie drammatiche. Notizie che purtroppo si ripetono nel corso del tempo, che ci trascinano in basso in un mondo di solitudine, abbandono, dove pochi riescono ad sopravvivere senza perdere sé stessi. E’ una vita negli abissi, dove la luce del sole non filtra, dove le istituzioni non arrivano e spesso non vogliono arrivare. Non tutti, non sempre, riescono a sopravvivere a tutto questo.
Come già accaduto in passato, non si fa in tempo a capacitarsi dell’accaduto che cominciano le accuse, lanciate come pietre verso la mamma, responsabile di un gesto irreversibile ed incomprensibile. E come sempre, è facile lanciar pietre ai peccatori; più difficile è invece pensare al peccato. Ancor più se il peccato è il nostro. Quanti conoscono realmente il dramma dell’autismo? Quanti sanno cos’è il vivere con l’autismo ogni giorno, ogni notte, nell’abbandono delle istituzioni, nell’indifferenza quotidiana, sentendosi sempre più soli, sempre più stanchi?
La disabilità in famiglia dà vita a situazioni che da soli, a volte, non si riesce a gestire o ad accettare.
E’ importante, è fondamentale che le istituzioni pubbliche competenti intervengano per prevenire ed offrire servizi idonei, ascoltando i bisogni delle famiglie, garantendo loro quel che necessitano per vivere dignitosamente, per affrontare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto l’autismo.
Ma le istituzioni sul problema autismo latitano, non sembrano preparate o sono addirittura assenti. Così come il sonno della ragione genera mostri, la solitudine genera drammi. L’assenza sul territorio di chi deve aiutare, supportare, dare un sostegno alle famiglie è un’assenza che genera un dolore che, portato agli estremi, può condurre ad eventi così drammatici come quello della mamma di Gela.
Noi possiamo sapere, almeno in parte, cosa provava Vanessa. E non la giudichiamo. Nessuno di noi scaglierà la pietra.