Autismo

L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato da gravi menomazioni delle abilità sociali, linguistiche e cognitive i cui sintomi, normalmente, sono rilevabili entro il secondo/terzo anno di età.

Compromissione delle abilità sociali

Le interazioni sociali ovvero emozioni, interessi, attività e stili di comportamento propri del gruppo d’appartenenza, si presentano compromessi e deficitari.
Al bambino autistico spesso viene attribuito un’incapacità ad interessarsi a ciò che lo circonda e difficilmente attiva relazioni con i pari.
Nel primo anno di vita, i comportamenti che indicano una compromissione qualitativa dell’interazione sociale sono: lo sguardo sfuggente, l’assenza di sorriso sociale, difficoltà a tenerlo in braccio e difficoltà nel richiamare la sua attenzione su un oggetto o su un evento interessante.
Fra il secondo ed il quinto anno di età, questo deficit è caratterizzato principalmente da comportamenti espliciti: tende ad isolarsi, non risponde al suo nome, non rende partecipe l’altro ad attività per lui interessanti e non partecipa alle attività degli altri, usando gli altri esclusivamente per soddisfare i propri bisogni.

Compromissione qualitativa della comunicazione

Per comunicazione qualitativamente compromessa si intende l’incapacità del bambino autistico di appropriarsi dei “codici” necessari alla comunicazione, intendendo sia il linguaggio verbale che quello non verbale (sguardo, gesti, posture, intonazione, pause ed atteggiamenti mimici).
Il deficit del padroneggiamento dei codici della comunicazione riguarda sia la capacità di comprensione dell’altro che la capacità d’espressione.
Quando il linguaggio è presente, viene utilizzato dall’individuo autistico solo per soddisfare i propri bisogni.
Molti utilizzano le parole-frase e non sono in grado di sviluppare ed articolare frasi complesse; altri, anche se in percentuale inferiore, articolano frasi anche complesse, ma non utilizzano quasi mai il linguaggio a scopo conversativo e spesso non sono in grado di capire i doppi sensi, le metafore, le battute e tutto ciò che è legato alla pragmatica del linguaggio.

Comportamenti da non sottovalutare (ristretti, ripetitivi e stereotipati)

Determinati comportamenti sono quelli che solitamente fanno insospettire noi genitori ed i pediatri. Ad esempio: camminare sulle punte dei piedi, fare “flapping” con le mani, tappare le orecchie, aver paura di comuni rumori domestici come il phon o l’aspirapolvere, girare su se stesso, interessarsi per lunghi periodi a singoli oggetti o parti di essi, metterli in fila o far roteare oggetti estraniandosi dal contesto che li ospita, spesso sono sintomi da non trascurare.
A volte alcuni bambini mostrano tratti autolesionisti o aggressivi dovuti probabilmente ad un deficit sensoriale e di autostimolazione.
Vi sono vari livelli di autismo e varie sfumature di comportamento che rendono questi ragazzi tutti diversi tra loro e tutti bisognosi di approcci abilitativi mirati e personalizzati in base alle singole difficoltà e caratteristiche.
Le forme cliniche, secondo DSM-IV e ICD-10, dei disturbi pervasivi dello sviluppo, in sintesi, sono:

  • Autismo infantile (incidenza 1 su 1000), sopra brevemente illustrato, il quale risponde ai tre criteri: anomalie di sviluppo sociale, compromissione del linguaggio e comportamento ripetitivo.
  • Sindrome di Rett (prevalenza 0,5-1 x 1000), colpisce solo le bambine ed è un disturbo genetico legato al sesso caratterizzato da inadeguata crescita cerebrale, crisi epilettiche e altri problemi neurologici, possono presentare anche comportamenti autistici. Secondo il DSM_IV, le bambine manifestano questa sindrome tra i 5 e i 48 mesi di vita; perdono le precedenti acquisizioni delle abilità manuali che vengono rimpiazzate da movimenti stereotipati delle mani. Sono, altresì, caratterizzate da una perdita delle interazioni sociali, una povera coordinazione fisica e un grave disturbo della comunicazione sia espressiva che ricettiva.
  • Disturbo Disintegrativo Dell’infanzia (CDD) (incidenza del 26-48 su 10.000), si riferisce a quei bambini che dopo uno sviluppo pressoché normale delle funzioni poi perdono le proprie capacità e cominciano a mostrare un comportamento autistico. Lo sviluppo fino ai due anni è quindi nella norma. La regressione avviene prima dei 10 anni di vita.
  • Sindrome di Asperger (incidenza 0,11 su 10.000), viene talvolta usato per descrivere persone autistiche di alto funzionamento, dove non si sospetta alcun ritardo mentale ed hanno buona capacità di organizzarsi nel quotidiano. In genere il linguaggio verbale è ben sviluppato, seppure a volte poco spontaneo. Come nell’autismo i bambini mostrano un significativo disturbo nel funzionamento sociale come nel comportamento stereotipato e nei rituali ripetitivi.
  • Disturbi generalizzati dello sviluppo non altrimenti specificati (comprendenti l‘autismo atipico codificato dall’ICD-1° - prevalenza 2-6 x 10.000), questo termine nebulesco è usato per i bambini che non incontrano completamente i criteri degli altri disordini. Un disturbo grave dello sviluppo delle interazioni sociali reciproche e delle abilità di comunicazione verbale e non verbale.

I bambini con autismo tipicamente appaiono del tutto normali o addirittura particolarmente attraenti e questo può indurre genitori, operatori ed insegnati a convincersi che ci deve essere un bambino del tutto “normale” o “intatto” nascosto sotto l’aspetto esteriore normale.
L’autismo è da tre a quattro volte più frequente nei maschi che nelle femmine ed, inoltre, il numero delle diagnosi sembra essere aumentato in questi ultimi anni in vari Paesi.
Sebbene negli ultimi tempi siano stati fatti progressi nell’individuazione di possibili fattori causali (genetici ed ambientali), l’esatta eziologia dell’autismo rimane sconosciuta. Inoltre, sebbene certi interventi di tipo comportamentale, educativo e farmacologico abbiano dimostrato di essere d’aiuto alle persone con autismo, non esiste attualmente una cura risolutiva per il disturbo.
Non c’è attualmente alcun dato empirico a supporto delle teorie che fanno riferimento ad un ruolo delle madri anaffettive, delle infezioni da lieviti o delle vaccinazioni in età infantile nel causare l’autismo. Le evidenze chiamate a sostegno di queste tesi si limitano a casi clinici non controllati od a racconti aneddotici.
Nessuna ricerca ha dimostrato una differenza nel rischio di autismo a causa di caratteristiche della personalità materna, della presenza di canditosi o dell’utilizzo di vaccino trivalente (anti parotite, morbillo e rosolia).
Le ricerche scientifiche indicano la responsabilità di predisposizioni genetiche e di vari insulti ambientali precoci al feto in via di sviluppo nel determinare il disturbo.
Quindi è importante evidenziare che, nonostante quello che si è detto in passato su questa sindrome, il bambino è affetto da autismo non perché i genitori abbiano causato in qualche modo questa condizione ma a causa di un cattivo funzionamento della sua dotazione organica.

CH.A.T.

Uno strumento pratico da segnalare è senz’altro la CH.A.T. (Cheklist for Autism in Toddlers), che consiste nel rispondere alle seguenti domande:

Parte A: domande per i genitore

  • Al bambino piace essere coccolato?
  • Si interessa ad altri bambini?
  • Gli piace arrampicarsi sui mobili o sulle scale?
  • Si diverte a fare giochi tipo “cucu’” o nascondino?
  • Ogni tanto gioca a far finta di preparare da mangiare o altro?
  • Indica con il dito qualcosa che vuole ottenere?
  • Indica con il dito qualcosa verso cui ha interesse?
  • Gioca in modo appropriato con alcuni giocattoli o si limita a metterli in bocca, manipolarli o farli cadere?
  • Porge ogni tanto oggetti al genitore per farglieli vedere?

Parte B: osservazione ed interazione col bambino

  • Il bambino mi guarda negli occhi ogni tanto?
  • È possibile ottenere l’attenzione del bambino dicendo “guarda…” (il bambino si gira a guardare ciò che gli è stato indicato)?
  • È possibile interessare il bambino a un gioco di finzione (ad esempio preparare qualcosa da bere o da mangiare)?
  • Il bambino è in grado di indicare la luce con il dito su richiesta e guardare contemporaneamente in faccia l’interlocutore?
  • Quanti cubi riesce ad impilare per costruire una torre?

Qualora dovreste riscontrare situazioni che rientrano nelle domande sopra indicate, parlatene immediatamente con il vostro pediatra e, soprattutto, con un neuropsichiatria infantile, in quanto è dimostrato da ricerche internazionali che un intervento precoce individualizzato, se necessario, favorisce miglioramenti significativi nei bambini piccoli tali da prospettare un recupero delle abilità di tali soggetti, una maggiore autonomia ed un inserimento sociale.