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Siracusa, 2 febbraio 2011
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Stefano Biondo, un ragazzo di 21 anni, disabile psichico per autismo, muore in circostanze misteriose all’interno della casa protetta di via delle Madonie al Villaggio Miano. La Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un’inchiesta.
Intanto è stata eseguita l’autopsia sul cadavere del giovane Stefano, da parte del medico legale Francesco Coco che consegnerà l’esito al sostituto procuratore Giancarlo Longo.
“Hanno ucciso mio fratello Stefano” – ha detto la sorella della vittima, Rossana La Monica – “Aveva solo 21 anni, disabile psichico, ricoverato da più di 2 anni e mezzo in psichiatria a Siracusa perchénon lo volevano in nessuna delle comunità terapeutiche di Siracusa e provincia a causa delle sue crisi. Dopo due anni e mezzo di calvario, tramite il provvedimento del giudice Milone del tribunale di Siracusa , che intimava il sindaco e ai dirigenti ASP, di trovare entro un mese una collocazione idonea per lui, siamo riusciti ad individuare una struttura che a condizione che in supporto avessero degli infermieri 3 ore la mattina e 3 ore il pomeriggio, lo avrebbero accolto.
Solo l’altro ieri abbiamo accompagnato uno Stefano felicissimo di uscire dall’ospedale e andare in questa comunità. Poi martedì mi chiama alle 17,39 una operatrice della comunità dicendo che Stefano aveva avuto una crisi e che avevano chiamato l’ambulanza e che lo avrebbe riportato in ospedale. Con mio marito alle 18,00 arriviamo in comunità dove ci ritroviamo davantila scena agghiacciante di mio fratello buttato a terra legato con un cavo elettrico con un aspetto allarmante, chiedo subito la condizione e l’infermiere mi dice di non preoccuparmi perché stava così perché gli aveva dovuto fare una dose da 100, ma io che ho frequentato un corso di primo soccorso, ho sentito il polso di Stefano assente.
Ho iniziato ad agitarmi e mi sentivo dire “perché sta facendo così” poi non sentendo nemmeno il polso carotideo ho iniziato a praticargli la respirazione bocca bocca e il massaggio cardiaco. Lo pseudo infermiere allora chiede il misura pressione, per constatare che non c’era pressione sanguigna, e mi dice di aver chiamato il 118, il genio non ha comunicato durante la telefonata codice rosso, l’arresto cardiorespiratorio, quindi dopo mezz’ora giunge un’ambulanza con due semplici soccorritori, anziché quella della rianimazione con defibrillatore. Abbiamo richiesto un medico legale di parte, dopodomani ci sarà l’autopsia.
L’autore materiale dell’omicidio di mio fratello è l’infermiere, ma i mandanti sono da ricercare ai vertici, chi ha permesso il carcere per due anni e mezzo, mentre altri malati dalla psichiatria venivano mandati nelle varie strutture, ma Stefano mai. Ma adesso un posto lo hanno trovato dove non darà più fastidio. Chi ha permesso tutto ciò dovrà pagare. Era una angelo incompreso e sfortunato”.
fonte: BlogSicilia, rilanciato da autismoincazziamoci.org
Non conosciamo la storia di Stefano. Ma quel che gli è successo non è un caso; così come non è un caso che di lui, ragazzo incompreso e sfortunato (come lo ricorda la sorella), si parlerà ancora per qualche giorno. Poi la sua storia, come quella di tanti altri ragazzi e tante altre famiglie, finirà nel dimenticatoio.
Non si trova posto per i ragazzi autistici. Fanno paura. E di loro se ne deve occupare la psichiatria, perchè “autismo” non è che l’ennesima disabilità, già vista e rivista.
Per quanto tempo ancora dovremo subire queste umiliazioni? Quante altre volte le istituzioni fingeranno di non sentire, rendendosi complici di una sofferenza con la quale tante famiglie devono vivere giorno per giorno, lacrima per lacrima?
Non dimentichiamoci di Stefano. Non dimentichiamoci di nessuno.
